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Avere un buon eloquio e quindi riuscire ad esprimere bene le proprie idee è una capacità decisamente significativa per tutti quanti sia in ambito privato che professionale. Quante discussioni si eviterebbero e quanto tempo si risparmierebbe se la comprensione fra partner o fra colleghi fosse limpida e precisa!

E’ capitato a tutti di sentire dire a qualcuno: “non mi ascoltano mai!” con tono rabbioso, magari riferendosi ai dirigenti o a i figli. Dobbiamo riconoscere che nella grande maggioranza dei casi il difetto si trova nell’emissione del messaggio piuttosto che nel ricevente. Nel mondo dello spettacolo la dimensione è esattamente la stessa, il comico che rimane deluso dal non sentire ridere per le sue battute pensa: “Eppure sono battute divertenti..”. Certo, ma probabilmente è sbagliato il modo in cui vengono proposte.

Imparare a comunicare efficacemente richiede un notevole sforzo. E’ già un grandissimo passo verso la riuscita solo il fatto di impegnarsi in questo senso, riconoscere l’importanza dell’argomento e il bisogno di rivolgersi a qualcuno competente che ne mostri la via. A questo scopo, invero, esistono diverse tipologie didattiche più o meno efficaci rivolte a tutte le sfere umane. In Italia l’argomento non è sconosciuto né sottovalutato ma pare che la tendenza sia di immaginare l’arte oratoria come esclusivo bene dell’ uomo politico o del grande manager. A questo proposito vi porto l’esempio di Beppe Grillo, ormai celeberrimo genovese, in grado di affrontare vasti pubblici solo con la sua capacità di raccontare e di descrivere il mondo che ci circonda. Non è in politica e non è un manager, ma è ascoltato volentieri da tutti.

Non è difficile trovarsi a parlare anche con studenti universitari che non riconoscono l’importanza all’argomento, anzi, lo ritengono una forma di menzogna e quindi poco aulico ed elegante. Niente di più lontano dalla verità, penso sempre a quanto mi sarebbe piaciuto ascoltare conferenze meno soporifere di quelle alla quale ho partecipato o lezioni più coinvolgenti di quelle che ho ascoltato in facoltà! In ogni caso, a proposito della didattica sul parlare in pubblico, il materiale a cui si può fare riferimento è molto e di natura spesso americana. Io distinguo tra due grandi categorie: chi ti insegna cosa dire e chi come dirlo. Potrebbe sembrare che le due cose vadano di pari passo ma è molto raro trovare una guida o un corso dove entrambi gli aspetti vengono curati con la stessa dedizione.

Non si può parlare di buona comunicazione se non si presta la dovuta attenzione a un altro aspetto critico e spesso sottovalutato: la capacità di ascoltare. Un vecchio detto ci ricorda che abbiamo una sola bocca e ben due orecchie, ci sarà ben un motivo per questo. Ascoltare vuol dire mettersi nei panni degli altri e cercare di comprendere ciò che in quel momento desiderano trasmetterci, anche se le parole usate non sono precise o magari l’enfasi è esagerata. Questo approccio però è faticoso. Normalmente le persone sono abituate ad ascoltare solo se stesse, ad arrabbiarsi se chi sta di fronte non capisce e a mantenere un atteggiamento egocentrico che porta spesso alla solitudine. E poi voglio aggiungere che gli ambienti giovanili non sono per nulla vantaggiosi alla capacità comunicativa, in discoteca i volumi sono così alti che è impossibile anche una semplice chiacchierata. Non per fare moralismi spiccioli né sociologia da bar, ma la difficoltà di adesione fra i giovani porta ad una frustrazione che non sanno più frenare. Vanno in discoteca per conoscere gente, non ci riescono e allora cercano la soluzione. Dove? In un’altra discoteca…ragazzi SVEGLIA!!!!

Tornando a noi, uno sforzo verso la buona comunicazione paga moltissimo. Si aprono porte sul lavoro e la qualità della vita migliora davvero molto. Ogni persona nuova è un mondo che aspetta solo di essere scoperto da noi.

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